
UN PRETE… UNA STORIA
DON ORONZO ELIA
Don Oronzo Elia è nato a
Ceglie Messapica (Brindisi), il 10 ottobre del
1921, primo di nove figli maschi che compongono la famiglia di Lorenzo e
Margherita Vacca. Ha vissuto La sua infanzia
tranquillamente: suo padre era commerciante molto attivo, e sua madre una donna
di grande fede e di grande generosità verso tutti. All’età di 14 anni
decide di entrare nel Seminario Minore Diocesano, ad Oria, frequentando la
quarta ginnasiale. Continua il suo cammino vocazionale al Seminario Regionale
“Pio XI” di Molfetta, negli anni della seconda guerra mondiale. Naturalmente le
condizioni di vita sono difficili per tutti, e quindi anche per nel Seminario,
ma la formazione spirituale e gli studi proseguono; don Oronzo studia e legge
tanto (ogni estate la dedica allo studio di una lingua straniera e accanto al
letto aveva sempre un volume del “Migne”), tanto che i suoi professori volevano
mandarlo a studiare a Roma, all’Istituto Biblico, ma egli rifiuta. Finalmente
arriva il giorno della sua ordinazione, il 15 agosto del 1945. Nella chiesa
collegiata di Ceglie c’è il Vescovo S.E. Mons. Di Tommaso, e tutta la famiglia
Elia raccolta, insieme alla popolazione cegliese, da poco uscita dalla guerra.
Dopo l’ordinazione, niente festa: don Oronzo si ritira nella casetta di campagna
delle zie, che lo hanno aiutato negli studi del Seminario. Pochi giorni dopo,
già il primo incarico: il Vescovo lo manda vice-parroco nella parrocchia di San
Rocco. Dopo qualche anno è nominato parroco della chiesa dell’Immacolata a
Francavilla Fontana, ma vi rimase solo otto mesi. Nel 1947 è mandato parroco a
San Rocco di Ceglie Messapica. In questa parrocchia egli svolse un lavoro intenso
e capillare. I parrocchiani sono tanti (più di diecimila) e molti abitano nelle
campagne. Don Oronzo, sempre in collaborazione con un buon numero di preti,
insieme ai quali fa vita comune, contatta e organizza gli adulti e i giovani
nelle file dell’Azione Cattolica, cura i bambini con il catechismo, visita gli
ammalati, tiene contatti epistolari con gli emigrati, si interessa delle varie
categorie sociali, delle ACLI, durante l’estate organizza un campeggio al mare
per i ragazzi, rimasto nella memoria di tante generazioni. Ha una cura
particolare con i suoi parrocchiani di campagna. Per loro organizza ogni anno
una missione popolare che si struttura così: si porta in processione il
Santissimo e una statua della Madonna in una contrada, e qui si rimane per una
settimana predicando, confessando, incontrando bambini, giovani, adulti,
visitando gli ammalati, celebrando l’Eucarestia. Alla fine della settimana gli
abitanti di quella contrada accompagnano i “missionari” in un’altra zona. Tale
forma di apostolato durava alcuni mesi (da agosto a ottobre), durante i quali i
missionari erano ospiti delle masserie e, quando non era possibile, in una
tenda. Nel corso dell’anno non mancava la visita agli ammalati il primo venerdì
del mese, anche a quelli che si trovavano in campagna, sia che piovesse sia che
nevicasse. A San Rocco, don Oronzo, si è occupato anche della costruzione dei
locali parrocchiali, ha sfamato la gente nell’immediato dopo-guerra e ha fatto
una pastorale “moderna2, ricorrendo a proiettori, altoparlanti, ciclostili,
ecc." attività in sé diversissime, ma motivate dallo stesso spirito di servizio
sacerdotale. Nel 1965 il Vescovo, Mons. Semeraro, decide il suo trasferimento
nella Parrocchia di S. Nicola a Torre S. Susanna. Ciò è occasione di una
“rivolta di popolo” che ebbe una certa risonanza. Don Oronzo fin dal primo
momento non approva, perché desidera soltanto obbedire al suo Vescovo. A Torre
egli porta avanti il suo servizio come sempre, prendendo conoscenza diretta
delle persone e del territorio. Per suo interessamento nasce nel paese una
seconda parrocchia, la chiesa di Cristo Re. Nel 1976 cambia ancora. E’ nominato
parroco (il primo) della parrocchia rurale di S. Maria Goretti, a Bax (Francavilla
Fontana), cappellano nella Casa di riposo “S. Giuseppe" a Ceglie, e direttore
della Caritas Diocesana. Anche così il lavoro non manca. A Bax la situazione è
difficile: un vastissimo territorio con una bassa densità, la gente non è
educata al prete-parroco, conseguenza che le relazioni, anche con la parrocchia,
diventano superficiali. Come direttore della Caritas Diocesana partecipa ai
primi soccorsi portati in Irpinia per il terremoto dell’80 e, in diocesi, cerca
di organizzare il servizio civile. Partecipa a convegni e organizza convegni in
diocesi sul tema della prassi caritativa. Con il 1986 comincia ad avere i primi
problemi di salute: nel corso di questi anni viene operato più volte.
Gradualmente la situazione peggiora, fino alla sera del 18 marzo 1990, quando si
spegne sereno, dopo molta sofferenza, nella casa del fratello Salvatore.
Enrico TURRISI da "E' ancora l'alba"
OMAGGIO A DON ORONZO NEI GIORNI
DEL RITORNO
AL PADRE
L’estremo saluto a don Oronzo
Elia riecheggia, ancora adesso, caldo e commovente, fra tutti i cegliesi, suoi
concittadini, a Torre Santa Susanna e in tutta la diocesi di Oria.
Alla comunità di San Rocco, in
Ceglie Messapica, ha dato la dolorosissima notizia, la sera del 18 marzo 1990,
il parroco don Michele Pastore. Don Oronzo Elia aveva retto tale parrocchia per
18 lunghi e fruttuosi anni. L’annuncio non poteva non commuovere. Molti,
raggelati, hanno pianto consci d’aver perso un grande sacerdote. Un sacerdote
enormemente carismatico, buono, profondamente innamorato della natura, dei
poveri, della buona e sana cultura; di Dio. Uomo dalla fede incrollabile.
“Ho combattuto la buona
battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede” (2 Tm 4,7).
Sicuramente don Oronzo aveva scolpita nel cuore la seconda lettera a Timoteo.
Sicuramente ha vissuto “imbracciando” il Vangelo.
Primo di dieci figli. Nato a Ceglie Messapica il 10.10.1921 da
Lorenzo e Vacca Maria Margherita, santa donna
nata ad Oria nel 1898 e morta a Ceglie il 14 luglio del 1986. Discreti
possidenti terrieri. Il papà ha lasciato i suoi figlioli nel febbraio del 1974
raccomandando ad Oronzo, Giuseppe, Vincenzo, Francesco (vice comandante dei
Vigili Urbani pro-tempore), Augusto, Salvatore, Mario, Angelo e
Silvio, il più
piccolo, raccomandando, dicevamo, di rispettarsi, rispettare e vivere in
rettitudine e onestà, come insegna il Vangelo.
Oronzo, orgoglio della
famiglia allora e di tutta Ceglie adesso, sublimò le aspettative dei genitori
indossando la talare.
Don Oronzo Elia fu un
instancabile operatore culturale; un inimitabile trascinatore; un promotore
d’opere ad ogni costo. Parroco per 18 anni a San Rocco. Tra le svariate opere
portate a compimento si annovera tutta la logistica annessa alla parrocchia
(asilo, campetto da calcio, uffici, sede A.C.L.I., la canonica). Partecipò in
prima persona all’edificazione di due importanti chiese: una in contrada
Fedele
Grande l’altra in contrada Menzella. Sovente si arrotolò le maniche e trasportò
tufi, aiutando i maestri muratori. Sul suo esempio si mobilitarono migliaia di
cegliesi e tutto fu completato. A don Oronzo il compito, egregiamente svolto, di
rendere vive tali opere. Per 18 anni, a San Rocco, tutto fece capo a don
Oronzo:
Azione Cattolica, Terz’ordine Francescano, catechisti,
scuola, dopo scuola,
incontri, tavole rotonde e, d’estate, immancabilmente, il mese al “Pilone” di
Ostuni, sotto le tende. Don Oronzo amava la natura, in essa sapeva vedere
Dio,
ad essa sapeva credere. Non ci fu cegliese che non si fece trascinare, tutto
l’anno, dal parroco di San Rocco. I ragazzi amavano don Oronzo nonostante i suoi
metodi forse qualche volta non troppo ortodossi. Lo hanno visto piombare in
sacrestia come dal nulla e piazzare sonori ceffoni (aveva mani enormi e callose)
a quel chierichetto che, secondo lui, disturbava le liturgie, o a quel giovane
che giocava a calcio-balilla in ore non consentite.
Don Oronzo, a Ceglie, lo
amavano gli umili, i poveri, le mamme di famiglie numerose. Lo contestavano, ma
segretamente lo apprezzavano, i non credenti, alcuni politici e persino qualche
chierico. Come ogni uomo pubblico aveva i suoi oppositori, ma nel 1965, quando
sua eccellenza monsignor Alberico Semeraro, vescovo pro - tempore della diocesi
di Oria, ne dispose il trasferimento a Torre Santa Susanna, in piazza a gridare
“no”, c’era tutta Ceglie. Dovette andarsene nottetempo, lasciando un vuoto
difficilmente colmabile ed una grande lezione di obbedienza.
Don Oronzo, a Torre, continuò
ad essere don Oronzo di sempre. La sua instancabile premura di missionario fece
breccia nell’animo dei suoi nuovi fedeli. Ceglie, però, non lo dimenticò mai. Ai
giovani di San Rocco non mancarono le occasioni per fargli visita. Qualcuno
seguitò a frequentare i suoi campeggi sotto le tende. Un sacerdote carismatico
come il nostro non nasce tutti i giorni.
Mai praticamente lontano, don
Oronzo fu fatto “rimpatriare” per i suoi ultimi 14 anni di sacerdozio. Gli fu
assegnata la comunità parrocchiale di Santa Maria Goretti, in contrada Bax, in
agro di francavillese. Al suo vescovo, monsignor Armando Franco, molte volte
aveva chiesto di essere rimosso da qualche impegno, preoccupato di non poter
dare più a sufficienza. Invece fu chiamato all’insegnamento presso la locale
scuola media “Giovanni Pascoli”; nominato padre spirituale degli anziani ospiti
della casa di riposo “San Giuseppe” in Ceglie; la Caritas Diocesana di
Oria lo
ebbe quale direttore. Nell’ultimo triennio, sebbene malato, aveva contribuito a
tenere un corso per Operatore Parrocchiale. Ai suoi “allievi”, come era nel suo
stile, con semplici esempi, spesso tratti dalla quotidianità contadina,
trasferiva i grandi e profondissimi temi della Chiesa. Le sue omelie erano
semplici, ma competenti e trascinanti. Credeva veramente in ciò che diceva o
faceva. A don Elia capitava di dissentire da talune decisioni della
Chiesa, ma
la sua critica non era mai abbandono. “A Cesare quel che è di Cesare”. “Le
vostre risposte siano sì sì, no no. Don Oronzo il Vangelo lo viveva veramente.
Malato, si era fatto
promettere dal suo vescovo di diffondere la notizia d’essere stato eletto
monsignore, dopo la sua morte. Armando franco lo aveva indicato a sua santità il
Papa quale sacerdote degno della massima considerazione.
Giovanni Paolo II aveva
convenuto, ma don Oronzo era un uomo tanto grande quanto semplice; non amava
fregiarsi di titoli. Il vescovo mantenne la promessa. Così anche i fratelli del
sacerdote hanno scoperto solo nell’ultimo bacio d’aver avuto un fratello
monsignore.
Un’altra promessa don Oronzo
Elia riuscì a strappare al suo vescovo. Forse più significativa della prima. A
noi suona come un testamento: “Promettimi, eccellenza, di chiedere pubblicamente
perdono di eventuali mie colpe.” Don Oronzo, per bocca del vescovo di
Oria, ha
chiesto perdono. L’invito di Gesù a scagliare la prima pietra sicuramente è
valso anche per don Oronzo da Ceglie Messapica, ma com’è difficile immaginarlo
peccatore. A noi che lo abbiamo visto saettare tra vicoli e tratturi con la sua
126, ci piace saperlo in Cielo.
Damiano LEO da "E'ancora l'alba"