Parrocchia SAN ROCCO - Ceglie Messapica (BR)



La Chiesa di San Rocco in Ceglie Messapica (BR)

La storia della Chiesa di San Rocco

Il Santuario di San Rocco fu costruito sul punto più alto di una collina dove sorgeva una Cappella edificata intorno al  XVI secolo dedicata al Santo di Montpellier (Rocco). Su quel colle, si dice, che in tempi remoti, fosse ubicato un tempio pagano che cambiò nome quando la popolazione, afflitta da pestilenze, cominciò a rivolgersi al Santo protettore degli appestati. Nel 1595, fu compiuta una Visita Apostolica nella diocesi di Oria da parte di S.E. Mons. Camillo Borghese, vescovo di Castro. Questi era cugino dell’altro Camillo Borghese che nel 1605 fu eletto Papa e prese il nome di Paolo V. Dalla relazione di questa Visita si capisce che vi è la prima costruzione di una chiesa dedicata a San Rocco fuori dalle mura a Ceglie. Sempre dalla stessa relazione si risale al proprietario del terreno che ospita la Chiesa il Sac. Stefano Vitale. A differenza della regola canonica sulla costruzione delle chiese, l’abside fu orientato ad ovest anziché ad est; per due motivi: primo per rispettare la posizione della precedente Cappella; secondo per esaltarne l'aspetto scenografico che scaturiva dal posizionamento frontale della chiesa rispetto alla città; sembrerebbe quasi che l'asse direzionale creato dai due poli (città-chiesa) stia a sottolineare con una metafora urbanistico-architettonica la benevola accoglienza del Santo di Montpellier nei confronti del popolo devoto che fortemente aveva voluto innalzare il Tempio. Nelle campagne circostanti il Santo era invocato contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali. Nel 1547, Paolo IV, fece menzione nella Bolla "Cum a nobis" dell'appartenenza di Rocco al Terz'Ordine di San Francesco. Dalla fine del secolo XV una Messa propria di questo Santo appariva nel Messale Romano, alla data del 16 agosto. Il Tempio fu realizzato su progetto dell’ing. Antonio Guariglia di Lecce. Per completezza si riporta quanto scritto nel documento di cui sopra. “Tra le carte del defunto Can.co Leone, nipote del P. Arcangelo Gigliola, promotore dell’attuale chiesa di San Rocco, abbiamo trovato il progetto (sezione A B) della chiesa firmato dall’ing. A. Guariglia di Lecce. Il progetto porta la data del 20 febbraio 1881. E’ stato però attuato con notevoli variazioni. Non fu eseguito il pronao tetrastilo toscano. All’interno l’ionico fu sostituito dal composito. Al posto dell’attuale elegantissima cupola nel progetto si vede una semplice volta, allo stesso livello di quella della navata centrale. A proposito della cupola, abbiamo sentito degli anziani che fu il popolo a pretenderla, minacciando di non dare più aiuti. In fondo all’abside, non spezzata dall’attuale tramezzo, si apriva una grande nicchia per la statua del Santo. Il pronao avrebbe reso molto più completa e solenne la facciata”. Per le ardite soluzioni architettoniche, ancora oggi, desta entusiasmo ed ammirazione. Il Santuario fu costruito con la fattiva collaborazione dell’intera popolazione cegliese, principalmente dagli abitanti del rione (all’epoca contrada) “mammacara”. La chiesa è composta da tre navate, una centrale e due laterali e da una quarta trasversale che dà a tutto il Tempio una forma di croce. La facciata anteriore è dello stesso stile del Duomo di Taranto. A destra e a sinistra, della facciata, furono ricavate quattro nicchie in cui dovevano essere collocate altrettante statue con al centro ed in alto quella di San Rocco. All’interno del Tempio, oltre alla statua lignea del Santo, datata XVIII secolo è custodita anche quella litica, datata XVI secolo, proveniente dalla vecchia Cappella, abbattuta per fare posto al nuovo edificio. Sulla facciata anteriore della costruzione, guardando a destra, era sistemata una croce, in legno di colore nero, poi intorno agli anni Cinquanta fu eliminata perché corrosa dal tempo. L’ingresso secondario rivolto, a Tramontana, aveva la scalinata dello stesso stile di quella principale, fu modificata alcuni anni fa, come si presenta attualmente, mentre l’ingresso di servizio rivolto, a Mezzogiorno, immetteva direttamente nella vecchia sagrestia oltre che al piano superiore. Il campanile a quattro fornici, con altrettante campane di varie dimensioni e suoni è posto proprio sulla perpendicolare della originale sagrestia, in seguito, con i lavori di riordinamento effettuati a cura di don Oronzo Elia (per i cegliesi, Papa Ronz’), la sagrestia fu trasferita dove si trova oggi. La chiesa di San Rocco, fu eletta a Parrocchia, nel marzo del 1855, da S.E. Mons. Luigi Margarita, vescovo della diocesi di Oria, a seguito dell’assenso concesso da Ferdinando II di Borbone, Re delle due Sicilie. Sotto il pavimento, all’atto della costruzione, fu ricavata una cisterna che raccoglieva l’acqua piovana necessaria a soddisfare le esigenze dell’intera comunità parrocchiale. Tutti potevano attingere acqua da quel pozzo sia dall’interno dell’edificio che dall’esterno. Dall’interno a sinistra dell’ingresso principale nei pressi della Cappella dedicata alla Immacolata Concezione, al limite della navata laterale, è ricavata una botola nel pavimento, grande quanto una piastrella della pavimentazione, sufficiente ad infilare un secchio di piccole dimensioni. All’esterno della chiesa invece a sinistra di chi guarda, ad altezza d’uomo, c’è una porticina, da dove le nostre nonne attingevano l’acqua per bere, per cucinare oltre che per fare il bucato. Il pozzo in questione a Ceglie e nei paesi vicini, veniva conosciuto come “acquara di San Rocco”. Poco più a sinistra di quel pozzo esiste un ingresso per l’abitazione del custode. La popolazione cegliese ha attinto acqua da quella cisterna fino a meno di cinquant’anni fa, nonostante che l’acquedotto pugliese fosse arrivato in città nel lontano 1916. Durante la campagna elettorale per il referendum del 1946, alcuni elementi del Partito Monarchico volevano stampigliare il volto del Re Vittorio Emanuele III, sulla due lisene della facciata anteriore della chiesa. All’epoca don Oronzo Elia tentò in tutti i modi di difendere il fabbricato, arrivando addirittura alle mani con uno di  quelli, ma non poté farci proprio niente, costoro riuscirono purtroppo a pitturare quel volto sulla parete.  Fino a non molti anni fa era ancora ben visibile sulla parete. Negli anni Cinquanta, uno dei migliori artigiani cegliesi del tempo, forse il migliore in senso assoluto, di nome Mestr’Marchicchij d’ Marc’, al secolo Marco Nacci, ridipinse l’interno del Sacro Edificio. In quell’occasione utilizzando un ponteggio in legno che era stato innalzato, fu rifatto anche l’intero impianto elettrico. Furono infatti sostituiti tutti i conduttori ormai consunti dal tempo. E’ da tenere presente che all’origine (1888) l’illuminazione della chiesa era con lampade ad olio, in seguito, con l’arrivo dell’energia elettrica (1898-1903), fu realizzato il primo impianto elettrico. In quella stessa occasione fu deciso di fornire la chiesa di un sistema di diffusione audio e fu la prima ad avere quella novità. L’artigiano menzionato dipinse, tra l’altro, anche il Calvario, inoltre, costruì le panche in legno che furono allineate nella navata centrale, e quindi le nonnine non furono più costrette a portare al seguito la sedia per assistere alle funzioni religiose. Un'ultima curiosità: una cosa che sorprende, oggi giorno, è quella che alla celebrazione del Sacro Rito nei giorni festivi, le donne dovevano prendere posto nelle panche a destra e gli uomini in quelle a sinistra.

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